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quaranta

28 giugno 2020

“Sono nato in un sabato pomeriggio di fine giugno dell’anno in cui morì Piero Ciampi.” Così iniziano, più o meno da sempre, le note biografiche allegate a ogni mio lavoro.
Non ho mai amato parlare di me. Anche se, in apparenza, negli ultimi anni non ho praticamente fatto altro. Però ho sempre cercato di confondermi fra le righe, alzare molta polvere, magari fingere di inseguire proprio ciò da cui sto fuggendo e finire col raccontarmi davvero solo quando il discorso sembra volare da tutt’altra parte.
Quindi che effetto fa compiere quarant’anni? Non lo so. Credo più o meno lo stesso di compierne ventisette. Solo con più chilometri nelle gambe e qualche certezza in meno.

i colori dell'estate 2020

24 giugno 2020

Chissà che estate sarà, quella che è appena iniziata. Di certo, viste le premesse, sarà qualcosa di diverso da ciò a cui siamo abituati, anche se ovviamente la speranza è quella di poter tornare al più presto a goderci almeno qualche concerto con una birra in mano senza dover indossare buffi travestimenti da banditi. In ogni caso, insieme agli amici di Rock Targato Italia e Divinazione, abbiamo preparato anche questa volta una playlist che accompagni la nuova stagione: "I colori dell'estate 2020". È possibile, come sempre, ascoltarla su Spotify e contiene canzoni di: Ubba + Bond, PopForZombie, Maree, Psicologi, Ritmo Tribale, Guignol, Houdini Righini, Mostro, Zagreb, John Qualcosa, Ognibene, Murubutu + Claver Gold, Chiaradia, Dente, Fabio Cinti, Lucia Manca e Il silenzio delle vergini.

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75 anni di Eddy Merckx

17 giugno 2020

…d’altra parte che volete che faccia un Baronchelli ventenne, disorientato e impaurito contro la violenza cinica del mondo intero o la furia devastante di un Merckx dall’orgoglio ferito?” recitava una frase di un mio vecchio romanzo.
 
Oggi Eddy Merckx compie 75 anni. Come fai a spiegare Merckx a chi non ha mai seguito il ciclismo? Non basta dire che è stato il corridore più forte di sempre e l’unico ad avere vinto davvero tutto ciò che si può vincere.
Il fatto è che del ciclismo mi ha sempre affascinato il lato poetico mentre in Merckx, almeno in apparenza, di spazio per la poesia ce n’è sempre stato ben poco. Merckx era una macchina perfetta nata esclusivamente per vincere. Non a caso lo chiamano ancora oggi “il Cannibale”, per la sua innata propensione a non lasciare nemmeno le briciole agli avversari. Merckx, insomma, in una fiaba avrebbe potuto fare solo la parte del cattivo. Ma è proprio quello il punto. Merckx è stato come le divinità delle tragedie greche che l’eroe di turno si trova a dover sfidare per poter cambiare il proprio destino, uscendone ovviamente il più delle volte con le ossa rotte. Il dio spietato che mette inesorabilmente l’aspirante eroe di fronte alla fragilità della propria natura di semplice essere umano. Ed è qui che stava la poesia di Merckx: nell’essere così indistruttibile, feroce e privo di poesia da rendere incredibilmente poetico e romantico chiunque provasse a sfidarlo.
Tanti auguri, Cannibale!

gli ascolti di giugno 2020

3 giugno 2020

Torniamo a parlare di musica. Il mese scorso, mentre il web debordava di surrogati di finta normalità anestetica, mi era sembrato giusto mettere in pausa la mia rubrica su Rock Targato Italia per sottolineare con il silenzio quanto, politicamente e socialmente, non ci fosse proprio nulla di normale attorno a noi. Allo stesso modo oggi, mentre chi prova a riappropriarsi di qualche pezzetto di sana e autentica normalità viene trattato alla stregua di un criminale, mi sembra più che mai doveroso riprendere tutte le nostre consuetudini, comprese le più banali come quello spazio. È un fatto di segnali, appunto. E forse anche di coerenza. Così, in questo mese di giugno, sul sito di Rock Targato Italia, consiglio il nuovo album dei Ritmo Tribale, quello dei Guignol, quello di Ubba e Bond, quello di Murubutu e Claver Gold, e anche la particolare nuova uscita di Yuri Beretta.

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fra scientismo e tecnocrazia

19 maggio 2020

Proviamo a rinfrescarci la memoria:
All’alba del secolo scorso una delle (ancora oggi) più importanti industrie farmaceutiche lanciò un medicinale potentissimo dai molteplici usi. Si chiamava Eroina (e non si tratta di omonimia). In breve tempo divenne uno dei farmaci più venduti e ci vollero 25 anni prima che i governi di tutto il mondo, prendendo atto dei tremendi effetti collaterali, iniziassero a metterlo al bando.
Nello stesso periodo venne brevettato un materiale per l'edilizia. Si chiamava Eternit. Ci vollero 60 anni per dimostrare l'altissima cancerogenicità della polvere d'amianto che conteneva e altri 30 per fermarne la produzione a fronte di decine di migliaia di morti.
Ho preso due esempi a caso ma ce ne sarebbero un’infinità. Il fatto è che l'essere umano sembra non volersi rassegnare al fatto di sapere veramente poco e di essersi sbagliato una miriade di volte. Per questo la scienza dovrebbe essere, per antonomasia, la materia che non smette di porsi domande e che procede sempre con la massima cautela. E, soprattutto, per lo stesso motivo l’etica dovrebbe essere sempre un gradino più in alto e la politica non dovrebbe mai affidare le proprie scelte a personaggi legati a doppio filo al mondo dell’industria (farmaceutica o meno).
Considerazioni banali, forse, che però in quest’epoca di tecnocrazia, finanza al potere e scientismo dogmatico rischiano di avere un qualche significato.


 

i silenzi di maggio 2020

5 maggio 2020

Ci sono diversi dischi di cui avrei voluto parlare in questo maggio nella mia rubrica mensile sul sito di Rock Targato Italia dedicata ai consigli musicali. Però, dopo parecchie riflessioni, ho deciso che questa volta non parlerò di nessuno.
Quella rubrica ormai era diventata un appuntamento fisso. Era diventata la normalità. E le settimane che stiamo vivendo non hanno proprio nulla di "normale", dunque sarebbe ipocrita forzare una normalità dove normalità non c'è. Non voglio diventare l'ennesima orchestrina del Titanic che continua a suonare come se nulla fosse mentre nel mio Paese si violentano i fondamenti della nostra libertà, si calpestano le basi del nostro vivere civile e molte persone rischiano di precipitare in situazioni drammatiche.
Lo so che questa mia decisione non cambierà la vita a nessuno, però credo sia giusto che ognuno, per il poco che può, provi a lanciare un segnale. Io non voglio cedere al ricatto di quel personaggio che pochi giorni fa ha dichiarato che "dovremo abituarci a una nuova normalità". "Non lo consento", come si usa dire ultimamente.

non abbiamo mai imparato niente

24 aprile 2020

In questi giorni ho visto cose che mai avrei immaginato.
Ho visto code infinite davanti ai supermercati, litigi per la priorità sull’acquisto di una mascherina, autentiche cacce agli untori, insulti urlati dalle finestre contro chi porta fuori il cane e quantità abnormi di isteria fomentata dai tromboni dell’informazione e dai leader politici.
Ho visto persone insospettabili, dopo anni di “Bella ciao", invocare con convinzione lo stato di polizia e diventare fanatiche dei confini comunali, boschi abitualmente frequentati solo da spacciatori trasformarsi in luoghi in cui ritagliarsi una boccata d’aria clandestina e Carabinieri armati piantonare sentieri in mezzo al nulla per fermare eventuali passeggiatori solitari.
Ho visto i principali mezzi d’informazione diffondere notizie manipolate o foto taroccate e subito dopo ergersi a paladini della buona informazione, virologi di regime sostenere pubblicamente una tesi e pochi giorni dopo gonfiare il petto affermando orwellianamente il contrario, burocrati tentare di spiegare che comprare un taccuino e una penna è un lusso evitabile, e volti più o meno noti, col loro sorriso anestetico ben stampato sulle labbra, invocare la scure della censura contro ogni forma di pensiero critico.
Ho visto un Paese governato, in sfregio della Costituzione e con la complicità del silenzio codardo di un'intera classe politica e giornalistica, a suon di atti amministrativi utilizzati arbitrariamente in sostituzione della legge, con regole fumose e spesso incostituzionali annunciate nottetempo lontano dai luoghi istituzionali e applicate in modo ottuso. Il che significa vivere di fatto in regime di sospensione della Costituzione.
Ho visto il mio popolo tirare fuori il peggio di sé, scordandosi la propria dignità per lasciarsi trascinare in assurde guerre fra poveri e grotteschi atti di pseudo patriottismo da balcone. E davvero mi fa paura l’idea che, a dispetto dei “per non dimenticare” di rito, bastino pochi giorni di paura generale per tornare a sentire l’odore dei peggiori fantasmi del ‘900.
Comunque buon venticinque aprile, eh?

artisti o intrattenitori?

21 aprile 2020

"Sono un artista o un intrattenitore?" Questa è la domanda principale che chi suona o scrive dovrebbe porsi.
Qualche giorno fa sono stato intervistato dal mio amico e collega Paolo Pelizza. L'intervista, nata con l'intento di presentare il mio percorso ai lettori della sua rubrica "Le visioni di Paolo", si è trasformata in una lunga chiacchierata in cui abbiamo parlato dei giorni che stiamo vivendo, della cattiva informazione e di quale dovrebbe essere il ruolo di un artista in un momento così delicato. Paolo ha poi messo ordine nelle tantissime cose che ci siamo detti e l'articolo è uscito oggi sul sito di Rock Targato Italia all'interno dello spazio ("Le visioni di Paolo", appunto) in cui periodicamente parla di musica, cinema o attualità con il suo sguardo attento e mai banale da mente fervida quale è.

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a proposito di "duecentoventisette euro"

13 aprile 2020

Ammetto che, quando i ragazzi di Wide Art VCO mi hanno invitato a partecipare alla loro antologia virtuale "Fermati. Leggi.", la tentazione di scrivere qualcosa di leggero e consolatorio mi ha sfiorato. Ho anche provato a farlo però, dopo qualche ora passata a fissare uno schermo bianco, mi sono reso conto che non ce l’avrei mai fatta e che non aveva nemmeno senso provarci. Ho capito che davvero non è il momento per raccontarci favole e che di falso ottimismo anestetico ne circola già fin troppo in questo periodo. Così, di pancia, è nato questa storia intitolata "Duecentoventisette euro".
Credo sia un racconto molto crudo e dolente, soprattutto perché prova a dare corpo ai pensieri di una persona che, nell’Italia del presente o del futuro prossimo, può essere uno qualunque di noi, ma mi piace pensarlo, nel mio piccolo, anche come una sorta di urlo lanciato verso l'alto (non in senso metafisico), per quanto destinato a restare inascoltato. Dopotutto il sottotitolo del progetto è: “antologia necessaria“.

[clicca qui per leggere l'articolo sulla pagina di Wide Art]

un'antologia digitale firmata Wide Art

8 aprile 2020
 
I ragazzi di Wide Art VCO, un'intraprendente e attivissima associazione culturale della provincia di Verbania, hanno pensato di organizzare, in questi giorni strani, una sorta di antologia digitale a puntate pubblicando periodicamente sulla loro pagina Facebook una serie scritti firmati da diversi autori.
All'interno di questo progetto, oggi è uscito un mio racconto intitolato "Duecentoventisette euro": una storia piuttosto cruda e per niente consolatoria.
L'antologia s'intitola "Fermati. Leggi. Un'antologia necessaria." e ovviamente andrà avanti ancora con altri autori, per cui consiglio di continuare a tenere d'occhio la pagina anche nelle prossime settimane.