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buona fortuna per il 2021!

30 dicembre 2020

Finisce un altro anno, anche se nelle strade deserte non sembra proprio esserci aria di festa e, questa volta più che mai, la sensazione è che non finisca proprio nulla. D’altro canto è stato ormai ripetuto più volte da più parti che i processi innescati dai fatti della scorsa primavera sono ancora lontani dal concludersi e sono destinati a lasciare profondi cambiamenti all’interno del nostro modo di vivere.
Io non so in che mondo vivremo alla fine del 2021: quasi sicuramente sarà diverso da quello in cui viviamo in questa fase transitoria ma temo che, a meno di un’improvvisa presa di coscienza collettiva o di qualche evento davvero clamoroso che possa darci una scossa importante, sarà lontano anche da quello in cui vivevamo un anno fa. Non ho idea nemmeno di cosa comporterà questa “nuova normalità” a cui i massimi rappresentanti delle nostre istituzioni alludono di continuo, anche se mi sembra evidente che, viste le premesse, non potrà comportare nulla di buono per noi comuni mortali. L’unica cosa che so è dobbiamo prepararci a un 2021 parecchio complicato, con l’augurio vivo che non sia un anno di passiva rassegnazione allo scorrere designato degli eventi. 
Buona fortuna a tutti!

buon natale 2020!

24 dicembre 2020

Gesù entrò poi nel tempio e scacciò tutti quelli che vi trovò a comprare e a vendere; rovesciò i tavoli dei cambiavalute e le sedie dei venditori di colombe” (Mt, 21,12).

A Natale si ricorda la nascita di un uomo che aveva la forza d’animo di scacciare a calci quanti non rispettavano ciò che lui riteneva sacro. Un uomo che abbracciava anche i lebbrosi senza paura di farsi contagiare. Un uomo che ha lottato per la dignità di tutti quanti arrivando a farsi inchiodare a una croce piuttosto che rinnegare le proprie idee.
Buon Natale a chi non se ne è dimenticato!

la storia di rock targato italia

15 dicembre 2020

Premessa: io senza Francesco Caprini, che tutti conoscono soprattutto come lo storico fondatore di Rock Targato Italia, sarei perso. Credo sia impossibile contare le volte in cui mi ha sorretto e sostenuto nel corso degli anni. E oltretutto verso di lui ho sempre, come molti, un debito morale per tutta la musica che ha scoperto e lanciato ben prima che ci conoscessimo di persona e che io ho ascoltato da adolescente.
A conclusione di questo 2020 che ha segnato anche per il mondo della musica parecchi stravolgimenti, Francesco ha pensato, invece di pubblicare la tradizionale compilation annuale, di chiedermi di aiutarlo a realizzare una serie di video chiacchierate e playlist che raccontino la storia di Rock Targato Italia dalle sue origini fino ai tempi più recenti e, di riflesso, ciò che è successo nella musica alternativa italiana dagli anni ‘80 a oggi.
Ovviamente per me è stato un grande piacere affiancarlo in questa piccola avventura: confrontarsi con Francesco su questo suo lungo percorso è stato davvero come aprire un immenso scrigno di ricordi.
Oggi è uscito su YouTube, grazie anche alla postproduzione di Andrea Ettore Di Giovanni, la prima parte della chiacchierata fra me e Francesco. Le altre puntate della chiacchierata, le playlist e tutto quanto il resto arriveranno via via nel corso del tempo per cui consiglio di tenere d’occhio il sito e i profili social di Rock Targato Italia. Sentire Francesco parlare di musica e del suo percorso significa davvero riscoprire, da un punto di vista privilegiato, un bel pezzo di storia della nostra cultura.

gli ascolti di dicembre 2020

8 dicembre 2020

Poche settimane fa è uscita una raccolta di Edoardo Bennato. Riascoltare alcune sue vecchie canzoni in questi giorni è spiazzante: è incredibile come il suo mondo di fiabe libertarie, a oltre quarant’anni di distanza, suoni drammaticamente attuale. A volte mi domando quanti, fra gli attuali portabandiera della musica italiana, avranno la stessa forza di continuare a rimanere del tempo.
Sul sito di Rock Targato Italia è appena uscito il mio articolo mensile dedicato ai consigli musicali. Questa volta parlo di Giorgio Canali, Francesco Bianconi, Zen Circus, Qualunque e Gianluca De Rubentis.

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democrazia e potere

1 dicembre 2020

Qualche giorno fa discutevo con un amico sulla presunta incapacità della nostra classe politica e giornalistica. Ebbene: io non credo assolutamente che questi signori siano degli inetti. Tutt’altro.
Purtroppo spesso pensiamo che la democrazia segua ancora le regole che ci hanno insegnato a scuola: la classe politica è eletta dai cittadini per difendere gli interessi del popolo stesso e vigilare su tutto ciò che può metterne a rischio il benessere, inclusi i poteri finanziari. Ci dimentichiamo che negli ultimi trent’anni questa dinamica è stata completamente capovolta: oggi la classe politica (indipendentemente dal colore della casacca che ormai è solo un alibi comunicativo per far presa su diverse fasce sociali) risponde direttamente ai poteri finanziari e ha il compito di difendere gli interessi di chi muove i fili di questi stessi poteri e vigilare su tutto ciò che può metterli a rischio, in primis il popolo. E un destino ancora peggiore è toccato ai santoni dell’informazione di massa, che hanno smesso di indagare la realtà per assumere il ruolo di semplici cani da guardia dei potenti e megafono della propaganda.
Credo sia tutta qui la chiave di volta per comprendere molte cose e, in quest’ottica, è chiaro che le attuali classi politiche e giornalistiche siano le migliori possibili per il ruolo che sono chiamate ad assolvere. Concedergli l’alibi di una presunta incapacità significa, a mio avviso, fargli un regalo enorme e finire col combattere le battaglie che ci attendono partendo da un’ottica completamente falsata.

due chiacchiere con marco ambrosi

23 novembre 2020

“L’altro allo specchio” è qualcosa di importante per cui è bene parlarne ancora. Questa volta però ho voluto farlo andando ad ascoltare il punto di vista di colui che ha ideato il progetto, raccolto le storie dei ragazzi che hanno ispirato i racconti e fatto un lavoro enorme per rendere possibile tutto quanto: Marco Ambrosi.
Sul sito di Rock Targato Italia è appena uscita un’intervista in cui lo stesso Marco ci racconta molte cose sull’antologia e su tutto ciò che le ruota attorno.

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a proposito di "l'altro allo specchio"

16 novembre 2020

Quando Marco Ambrosi mi ha inviato l’intervista che aveva fatto a un giovanissimo di origine sudamericana a cui insegna italiano chiedendomi di trasformarla nella fonte d’ispirazione per un racconto da inserire nell'antologia “L’altro allo specchio”, la sfida mi ha subito stimolato molto. In un momento storico in cui qualunque discussione sull'integrazione finisce in una banale caciara fra “salvinismo” e “boldrinisimo”, mi sembrava importante avere l’occasione di provare a riportare ogni cosa in una dimensione più umana.
L’intervista, oltretutto, conteneva già il romanticismo e la malinconia necessari per costruire un racconto. Ciò che mi sono sentito di fare, proprio per fare emergere ancora di più quelle sfumature, è stato inserire qualche richiamo ai romanzi di Marquez. Mi piaceva pensare a quel ragazzo come l'ultimo discendente della famiglia Buendìa di “Cent’anni di solitudine” improvvisamente sradicato da una Macondo contemporanea. Ma ancora di più mi premeva sottolineare qualcosa che nelle parole del diretto interessato era già evidentissimo: il senso dolente di straniamento che si prova nel ritrovarsi privati delle proprie radici.
Leggere tutti i racconti dell'antologia uno dopo l’altro mi ha fatto un’ottima impressione. Credo che Marco Ambrosi sia riuscito a mettere insieme un bel mosaico di storie, stili ed emozioni. E sono molto orgoglioso di esserci.

antologia "l'altro allo specchio"

11 novembre 2020

Oggi è uscita un’importante antologia intitolata “L’altro allo specchio”. Si tratta di un progetto curato e ideato da Marco Ambrosi che ha intervistato una serie di adolescenti originari di ogni angolo del mondo che stanno cercando di integrarsi nel nostro Paese e ha poi inviato ogni intervista a uno scrittore diverso chiedendogli di prenderne libera ispirazione per un racconto.
Fra gli autori coinvolti ci sono anche io con un racconto intitolato “Ritratti a memoria”. Il libro è pubblicato da Compagnia Editoriale Aliberti, il ricavato andrà a supportare dei corsi di italiano L2 all’interno dell'IIS L.Nobili di Reggio Emilia e a impreziosire il tutto c’è una prefazione firmata da Dacia Maraini.
Credo che il risultato sia un interessantissimo spaccato, lontano dai cliché, di quella che è la realtà di questi ragazzi, dei loro sogni e delle loro paure.

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gli ascolti di novembre 2020

5 novembre 2020

Nonostante il mondo continui a scivolare sempre più verso la follia totale, proviamo comunque a parlare di musica. A volte mi domando: il problema è davvero che in Italia escono troppi dischi, come sento spesso dire a molti addetti del settore, oppure il fatto che non ci sono più riferimenti critici credibili che abbiano voglia di ascoltare tutto quel materiale sonoro e segnalare al pubblico ciò che davvero merita attenzione?
Sul sito di Rock Targato Italia è appena uscito il mio articolo mensile dedicato ai consigli musicali. Questa volta poi parlo di cinque artisti che, per motivi diversi, mi stanno piuttosto a cuore: Pino Marino, Marco Parente, Kokura, gli Zidima e Lory Muratti.

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10 anni "in fondo ai suoi occhi"

3 novembre 2020

Dieci anni fa usciva “In fondo ai suoi occhi”: il mio romanzo di cui nessuno -io per primo- si ricorda mai.
Non so che effetto potrebbe farmi rileggerlo oggi, però è stato sicuramente un tentativo di uscire dalla mia zona di comfort e provare a mettermi in gioco in modo diverso. Credo sia una storia che viaggia su due binari, affiancando il ritratto sfuggente della protagonista alla trasposizione del suo sguardo critico su molte dinamiche umane e sociali.
È stato anche l’ultimo mio libro a godere di una distribuzione importante e di conseguenza l’ultimo che mi è capitato, a ridosso della pubblicazione, di vedere esposto in qualche grande libreria, ma questo non so se conti molto. Penso sia comunque un buon romanzo, forse un po' spigoloso e forse penalizzato dall’essere uscito solo un anno e mezzo dopo “L’uomo a pedali” mentre, col senno di poi, sarebbe stato giusto dare maggiore respiro a entrambi i lavori. Però evidentemente doveva andare così.