non abbiamo mai imparato niente

24 aprile 2020

In questi giorni ho visto cose che mai avrei immaginato.
Ho visto code infinite davanti ai supermercati, litigi per la priorità sull’acquisto di una mascherina, autentiche cacce agli untori, insulti urlati dalle finestre contro chi porta fuori il cane e quantità abnormi di isteria fomentata dai tromboni dell’informazione e dai leader politici.
Ho visto persone insospettabili, dopo anni di “Bella ciao", invocare con convinzione lo stato di polizia e diventare fanatiche dei confini comunali, boschi abitualmente frequentati solo da spacciatori trasformarsi in luoghi in cui ritagliarsi una boccata d’aria clandestina e Carabinieri armati piantonare sentieri in mezzo al nulla per fermare eventuali passeggiatori solitari.
Ho visto i principali mezzi d’informazione diffondere notizie manipolate o foto taroccate e subito dopo ergersi a paladini della buona informazione, virologi di regime sostenere pubblicamente una tesi e pochi giorni dopo gonfiare il petto affermando orwellianamente il contrario, burocrati tentare di spiegare che comprare un taccuino e una penna è un lusso evitabile, e volti più o meno noti, col loro sorriso anestetico ben stampato sulle labbra, invocare la scure della censura contro ogni forma di pensiero critico.
Ho visto un Paese governato, in sfregio della Costituzione e con la complicità del silenzio codardo di un'intera classe politica e giornalistica, a suon di atti amministrativi utilizzati arbitrariamente in sostituzione della legge, con regole fumose e spesso incostituzionali annunciate nottetempo lontano dai luoghi istituzionali e applicate in modo ottuso. Il che significa vivere di fatto in regime di sospensione della Costituzione.
Ho visto il mio popolo tirare fuori il peggio di sé, scordandosi la propria dignità per lasciarsi trascinare in assurde guerre fra poveri e grotteschi atti di pseudo patriottismo da balcone. E davvero mi fa paura l’idea che, a dispetto dei “per non dimenticare” di rito, bastino pochi giorni di paura generale per tornare a sentire l’odore dei peggiori fantasmi del ‘900.
Comunque buon venticinque aprile, eh?