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“Faceva freddo quel giorno”
“Faceva freddo quel giorno…”
Sono passati esattamente venticinque anni dal pomeriggio in cui, mentre guardavo un qualche punto indefinito oltre i finestrini di un treno, dentro di me hanno iniziato a prendere forma una serie di sensazioni che sono subito diventate le parole di un racconto che mi ha accompagnato per tutta la vita e che soprattutto ha iniziato a segnare in modo indelebile i confini dell’immaginario che è stato poi alla base tutti i miei lavori più importanti. Probabilmente, senza quella storia e quel racconto (che nel corso del tempo ha avuto diverse vite prima di trovare la sua collocazione ultima, anni dopo, al centro del brano “Come George Gray” incluso nel mio primo progetto musicale), oggi non sarei qui a cercare di spargere parole per il mondo, o forse lo starei facendo comunque ma in modo totalmente diverso e di certo non sarebbe la stessa cosa e non sarei la stessa persona.
A volte mi domando cosa avrebbe pensato quel me stesso ventenne se gli avessero detto che, nel corso degli anni successivi, le parole a cui lui stava dando corpo in quell’istante avrebbero fatto tutta questa strada e che a, distanza di un quarto di secolo, qualcuno le avrebbe ancora ascoltate e ricordate, ma sono abbastanza sicuro che, se avesse davvero avuto modo di vedere il futuro, lui avrebbe solo abbozzato un sorriso sfuggente e risolto tutto con un’evasiva scrollata di spalle.






