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  • “Faceva freddo, quel giorno”

    “Faceva freddo, quel giorno…”
    Sono passati esattamente venticinque anni dal pomeriggio in cui, mentre guardavo un qualche punto indefinito oltre i finestrini di un treno, dentro di me hanno iniziato a prendere forma una serie di sensazioni che sono subito diventate le parole di un racconto che mi ha accompagnato per tutta la vita e che soprattutto ha iniziato a segnare in modo indelebile i confini dell’immaginario che è stato poi alla base tutti i miei lavori più importanti. Probabilmente, senza quella storia e quel racconto (che nel corso del tempo ha avuto diverse vite prima di trovare la sua collocazione ultima, anni dopo, al centro del brano “Come George Gray” incluso nel mio primo progetto musicale), oggi non sarei qui a cercare di spargere parole per il mondo, o forse lo starei facendo comunque ma in modo totalmente diverso e di certo non sarebbe la stessa cosa e non sarei la stessa persona.
    A volte mi domando cosa avrebbe pensato quel me stesso ventenne se gli avessero detto che, nel corso degli anni successivi, le parole a cui lui stava dando corpo in quell’istante avrebbero fatto tutta questa strada e che a, distanza di un quarto di secolo, qualcuno le avrebbe ancora ascoltate e ricordate, ma sono abbastanza sicuro che, se avesse davvero avuto modo di vedere il futuro, lui avrebbe solo abbozzato un sorriso sfuggente e risolto tutto con un’evasiva scrollata di spalle.

    “Faceva freddo, quel giorno”
  • “Paolo” e “Il pesce siluro”

    Sbirciando fra le statistiche delle piattaforme di streaming ho saputo che il mio brano più ascoltato nel corso del 2025 è stato “Paolo”, che è proprio uno dei momenti di “Alla deriva” a cui sono più legato e che trovo più rappresentativi dello spirito del disco: una specie di “non racconto” che prende un qualunque pezzetto di vita e lo trasforma nell’innesco per far deflagrare una serie di pensieri e sensazioni che mi sembravano piuttosto urgenti. Mi fa davvero piacere trovarlo in vetta a questa specie di classifica.
    Il dato che mi ha realmente stupito però è che, sempre girovagando fra le stesse statistiche, ho scoperto che il mio brano più ascoltato da sempre risulta essere, a fine 2025, “Il pesce siluro”: uno dei miei racconti più anomali e delicati, registrato proprio in coda alle lavorazioni di “Ogni sorso un ricordo” e inserito in quel disco come una tremolante appendice conclusiva poco più che sussurrata, quasi come una traccia fantasma dei vecchi cd. Chissà come ha fatto quel brano, nel corso degli anni, a ottenere più ascolti di tutti gli altri. Evidentemente è proprio vero che certe storie, in un modo o nell’altro, sono destinate a sorprenderti.

    “Paolo” e “Il pesce siluro”
  • l’anno che è passato

    …e così è già finito un altro anno. Che dire? Il 2025 resterà sicuramente nella mia memoria per la pubblicazione di “Alla deriva“: un progetto nato davvero come un’esplosione che per me continuerà sempre a rappresentare qualcosa di importante sia per i contenuti che mi ha consentito di sviscerare sia per il fatto di avere avuto la possibilità di lavorare con un artista enorme come Max Zanotti. Forse l’unica cosa che è mancata a questa fase del mio cammino è stata la dimensione degli spettacoli dal vivo, che era stata invece vitale nelle mie esperienze precedenti, ma il fatto di averla lasciata da parte è stata una scelta consapevole dovuta a diversi fattori, dunque probabilmente è stato giusto così.
    Per i primi mesi del 2026 ho già un’idea su come chiudere nel migliore dei modi questa avventura, dopodiché si vedrà. Nell’anno nuovo, tra le altre cose, ricorrerà il decennale di “Ogni sorso un ricordo” (il mio primo progetto musicale) e, per quanto io non abbia mai amato le autocelebrazioni, credo sia qualcosa che mi piacerebbe in qualche modo almeno ricordare.
    Buon 2026 a tutti! Che possa essere un anno di sorprese inattese, di istanti necessari e di quotidiana opposizione alla disumanizzazione e ai deliri bellici verso cui i potenti continuano a spingerci.

    l’anno che è passato

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