Tag: letture

  • “Il mondo dentro” di Marco Ambrosi

    Tanto tempo fa ho avuto modo, per un paio di anni, di occuparmi di un progetto culturale all’interno del carcere di San Vittore. In quei due anni ho avuto occasione di confrontarmi con i detenuti almeno una volta al mese, parlando a lungo con loro e imparando moltissimo dalle loro storie e dalla loro visione delle cose, tanto che ancora oggi continuo a considerare quell’esperienza come uno dei passaggi più preziosi di tutto il mio percorso.
    Ricordo questo fatto perché “Il mondo dentro“, il nuovo romanzo di Marco V. Ambrosi, è incentrato proprio sul rapporto fra un giovane detenuto e un professore di lettere che lo incontra durante un’esperienza di insegnamento all’interno della scuola del carcere e resta poi in contatto con lui per tutta la durata della storia che copre un arco di quattordici anni. La lettura di questo libro mi ha emozionato parecchio perché mi ha riportato alla mente le sensazioni che ho provato in prima persona durante quell’esperienza, ma ovviamente non solo: Marco è un autore sensibile e anche questa volta, col suo stile scorrevole e genuino, ha saputo regalarci un libro piacevolissimo e pieno di importanti spunti di riflessione sul ruolo degli insegnanti all’interno della società, sul valore salvifico di determinate opere letterarie, sulla tragica situazione delle carceri italiane e soprattutto sulla natura più profonda dell’essere umano e su come spesso, a fare la differenza fra un destino da stimato professore e uno da detenuto, non siano tanto le scelte consapevoli quanto la fortuna di imbattersi, in determinati snodi cruciali della propria esistenza, nei giusti riferimenti, nei giusti insegnanti e nei giusti condizionamenti ambientali.
    Ne ho parlato in modo più preciso sul sito di Rock Targato Italia.

    “Il mondo dentro” di Marco Ambrosi
  • “L’ora delle distanze” di Lory Muratti e Andy

    “Qui nella controcorrente ci sentiamo quelli di prima, ma siamo danneggiati” dice “L’ora delle distanze”, il nuovo progetto letterario-artistico-musicale di Lory Muratti e Andy dei Bluvertigo, che peraltro si apre con un’altra frase parecchio emblematica: “Un mondo annoiato dai sogni è un mondo da far saltar per aria”.
    In queste ultime settimane ho avuto modo di leggere il romanzo in questione e di vedere lo spettacolo con cui i due artisti ne stanno reincarnando le suggestioni miscelando letteratura, teatro e arte multimediale, e devo dire che entrambi i lavori sono davvero affascinanti e si completano a vicenda dando vita a un viaggio apparentemente surreale in una sorta di moderno Paese Delle Meraviglie dalle tinte pop che riesce a stupire ma anche a lanciare tanti spunti di riflessione importanti, primo fra tutti quello sul valore salvifico che può avere un atto creativo. Ne ho parlato in modo più approfondito sul sito di Rock Targato Italia.

    “L’ora delle distanze” di Lory Muratti e Andy
  • a proposito del Premio Letterario Ponte Vecchio

    Quest’anno ho avuto l’onore di fare parte della giuria del Premio Letterario Ponte Vecchio. Nel corso della mia vita mi è capitato tante volte di fare il giurato in concorsi musicali e l’ho sempre trovato stimolante, ma in ambito letterario è tutto ancora più complesso e credo occorra un’attenzione ancora maggiore per riuscire a esprimere un giudizio equilibrato cogliendo tutte le sfumature che spesso fanno la differenza all’interno di un racconto. Ritrovarmi a leggere opere di ogni tipo e di ogni livello, essendo un concorso a tema libero aperto a tutti, è stata un’esperienza davvero interessante sotto diversi punti di vista, per quanto impegnativa per via del gran numero di iscrizioni ricevute, dunque non posso che ringraziare Marzia Carocci che mi ha voluto all’interno della giuria. Oltretutto sono emersi anche dei vincitori meritevoli, il che è sempre un valore aggiunto.
    Sabato (20 settembre) a Firenze, al Teatro Di Cestello, ci sarà la cerimonia di premiazione. Credo che sarà bello dare un volto agli autori che hanno partecipato e ritrovarsi tutti insieme.

    a proposito del Premio Letterario Ponte Vecchio
  • “Memorie di un sonatore di basso” di Gianni Maroccolo

    Nel corso della mia vita mi è capitato due volte di intervistare Gianni Maroccolo (la prima nel 2004 e l’ultima un paio di anni fa). In entrambe le occasioni, al di là dell’enorme spessore artistico e storico del personaggio, l’impressione è stata quella di trovarmi di fronte una persona dall’umiltà spiazzante capace di raccontarsi in modo genuino, generoso e decisamente affascinante. Leggendo “Memorie di un sonatore di basso”, il libro di pensieri e ricordi di Maroccolo uscito da poco per Libri Aparte, ho avuto la stessa identica sensazione, e probabilmente è proprio questo il punto forte del progetto. Ne ho parlato sul sito di Rock Targato Italia.

    “Memorie di un sonatore di basso” di Gianni Maroccolo
  • “Dio è morto” di Andy McGrath

    “…o dell’unica volta in cui la stella di Vandenbroucke brillò in tutto il suo splendore prima di perdersi prematuramente nei meandri di un animo troppo fragile e puro”: così recita un passaggio de L’uomo a pedali.
    In questi giorni ho letto Dio è morto di Andy McGrath, la biografia di Frank Vandenbroucke edita in Italia da AlVento. Personalmente sono sempre stato molto affascinato dall’indimenticato talento belga, dalla sua parabola umana e dalle sue enormi contraddizioni, e in qualche modo mi è spesso parso di notare anche qualche vaga similitudine fra la sua figura e quella del protagonista del mio romanzo, se non altro per il legame con la bicicletta usata spesso come ancora di salvezza, per l’amore irrazionale verso la polvere delle Fiandre, per il desiderio ricorrente di fuggire via da tutto quanto e per quella fragilità di fondo mascherata nei modi più svariati.
    La cosa che più mi ha colpito del libro di McGrath è che riesce a raccontare tutta la vita di Vandenbroucke in modo estremamente crudo, spogliandola della patina di poesia con cui noi vecchi romantici delle due ruote finiamo spesso col rivestirla e tracciandone un ritratto umano estremamente autentico, direi quasi spietato, nel bene e nel male. Per chi ha seguito il ciclismo di quegli anni, sicuramente è una lettura interessante.

    “Dio è morto” di Andy McGrath

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