“…e non lasciano l’erba”

Finisce l’estate e forse per un po’ (ma non troppo) potremo evitare di sentir parlare di ondate di caldo, temperature record e tutto quanto il resto.
La cosa a mio avviso grave è che, quando si trattano argomenti simili, partono sempre slogan sterili, teorie quasi fantascientifiche a lunghissimo termine oppure invettive catastrofistiche contro ogni singolo essere umano ma nel frattempo in ogni parte del mondo si continua a cementificare, a tagliare alberi e a ridurre le aree verdi. Sembra che si voglia costantemente spostare l’attenzione dal fatto che, in una fase transitoria e oggettivamente incerta come quella che stiamo vivendo, la sola vera ancora di salvezza per cercare quanto meno di sopravvivere nel migliore dei modi sarebbe ridare più spazio al verde, restituire alle acque compresse nel sottosuolo la libertà di fluire e liberare il più possibile il terreno naturale per consentirgli di assorbire l’acqua e il calore. Invece, esattamente come accade in molti altri ambiti, la tendenza resta quella di aizzare le folle con grandi slogan di facile presa mentre nel concreto si continua ad andare esattamente nella direzione opposta a quella che sarebbe realmente necessaria.