in morte di F.G.

Nel mio primo libro c’era un racconto intitolato “Lettera quasi d’amore”. Non credo ci sia bisogno di spiegare cosa volesse richiamare quel titolo.
Dedicare un pensiero a Francesco Guccini oggi è praticamente d’obbligo. Non ho mai avuto occasione di incontrarlo di persona ma, quasi ogni volta in cui sono passato da Bologna, un giro in via Fabbri è stato un appuntamento immancabile insieme a una cena nella trattoria “Da Vito” per respirare l’atmosfera e la magica malinconia delle sue storie. E di certo continuerà a esserlo anche in futuro.
D’altra parte credo che Guccini sia stato prima di ogni altra cosa questo: uno splendido navigatore delle pieghe più malinconiche dell’animo umano, oltre che un finissimo tessitore di parole.