“Alla deriva”, “Paolo” e ciò che verrà…
Il percorso di “Alla deriva” è ormai concluso da qualche mese e presto, in modo abbastanza inaspettato anche per me stesso, potrò iniziare a parlare di nuovi progetti che arriveranno decisamente prima di quanto avrei potuto immaginare. In questi ultimi mesi apparentemente tranquilli si sono mosse molte cose e altre giungeranno a compimento nelle prossime settimane per preparare quello che sarà, credo, un bel regalo di Natale che farà da aperitivo per ciò che accadrà nel 2027.
Se, in attesa del futuro, provo a guardarmi alle spalle, penso di poter essere pienamente soddisfatto di ciò che “Alla deriva” ha rappresentato: sono convinto che continui a essere un disco emotivamente potente che mi ha permesso di sviscerare dei pensieri che ritengo ancora oggi importanti, dunque credo che continuerà a essere un tassello parecchio significativo della mia storia. L’unico piccolo rimpianto, pensandoci a posteriori, oltre al fatto di non aver provato a portarlo più spesso su un palco, è forse quello di non aver dato un posto di rilievo a un brano come “Paolo”, che credo sia il momento che meglio di ogni altro sintetizza l’essenza e le inquietudini dell’album. Ho sempre pensato che il cammino del disco si sarebbe concluso con la pubblicazione di “Paolo” come singolo, magari con un video, ma evidentemente le cose hanno poi preso una piega diversa. In fondo però quel racconto parla, fra le altre cose, proprio di attese tradite e aspirazioni incompiute, quindi probabilmente era giusto così: è stato tutto perfettamente nello spirito della narrazione.
“Ma sì, Paolo, brindiamo. Brindiamo a noi. Brindiamo a quello che siamo diventati anche se forse avremmo voluto essere tutt’altro. Brindiamo alle battaglie che non abbiamo avuto il coraggio di combattere e a quelle che non saremo mai stanchi di perdere. Brindiamo alla mediocrità che ci circonda là fuori. Brindiamo alla deriva. Brindiamo ancora questa maledetta deriva.”


























