da Piazza Fontana a Via Pinelli

La scorsa settimana il comune di Milano ha intitolato una via a Pinelli: una scelta che, per quanto di per sé possa farmi piacere, suona evidentemente come una mossa ambigua e pericolosa, da parte di chi detiene il potere, per cercare di appropriarsi indebitamente di determinati simboli e valori, oltre che per ripulirsi l’immagine a fronte di decenni di bugie e mistificazioni che peraltro proseguono ancora oggi. Si finge di ricordare per spingere a dimenticare e per ammansire la gente rendendo innocui i ricordi. Mi sembra evidente che lo stesso Pinelli sarebbe stato il primo a rifiutare di prestarsi a questa farsa e rispondere per le rime alle facce di tolla che oggi fingono di celebrarlo per poterne manipolare ancora una volta la storia. D’altra parte viviamo in un Paese in cui tutti parlano allegramente di “stragi di Stato” come se fossero una cosa normale e soprattutto come se lo Stato che ha compiuto queste stragi fosse un’entità astratta anziché lo stesso sistema che ancora oggi amministra il potere. Il fatto poi che l’intitolazione di una via a un anarchico sia stata presieduta da un signore che solo pochissimi anni fa invocava pubblicamente la “linea dura” contro i dissenzienti completa il quadro in modo ancora più surreale. “La faccia come il deretano”, si diceva una volta.