Poteri e potenti

Sono da sempre convinto che la gran parte dei problemi della nostra società derivi dal fatto che troppi di noi comuni mortali continuano a credere che i soggetti che rivestono i più importanti incarichi istituzionali, i cui nomi sono sulla bocca di tutti, contino davvero qualcosa. Così si perde tempo a starnazzare di quanto Tizio sia cattivo, ci si accapiglia inutilmente su come potrebbero andare le cose se al suo posto ci fosse Caio o si sprecano energie a sostenere l’ascesa salvifica di Sempronio. Davvero non mi capacito di come, nel 2026, tante persone non abbiano ancora capito che tutti questi soggetti, per quanto possano differire nel linguaggio o fare dichiarazioni discordanti su qualche questione di importanza secondaria per cercare di affascinare diverse fasce di elettori e mantenere vivo il conflitto sociale, restano solo dei sacrificabili amministratori di facciata che, come la storia moderna ha abbondantemente confermato, rispondono tutti agli stessi padroni legati al mondo dell’alta finanza. Nulla potrà mai cambiare se prima non prendiamo atto che non ha senso continuare a snocciolare i soliti tre slogan ritriti o a discutere di Tizio o Caio come se fossero davvero i padroni di qualcosa. Occorre ampliare le prospettive e iniziare a discutere tenendo conto delle vere dinamiche del potere, evitando le distrazioni di massa. Utopia? Sicuramente sì, a giudicare da ciò che si continua a leggere in giro con troppi finti rivoluzionari di partito sulla cresta dell’onda, ma non ci sono altre possibilità.