“Io non mi faccio mai male” dieci anni dopo

Dieci anni di “Ogni sorso un ricordo”, l’album ho realizzato nel 2016 insieme a Miky Marrocco. E, per continuare a ricordare questa ricorrenza, oggi è stato ripubblicato su tutte le piattaforme “Io non mi faccio mai male”, il secondo singolo che fu estratto dal disco.
A distanza di tanto tempo trovo ancora sempre affascinante l’immagine portante del racconto che anima quel brano: la storia di un ragazzino che cade in bicicletta, si rialza sanguinante, ma allontana bruscamente tutti quelli che cercano di aiutarlo e, come per autoconvincersi di essere indistruttibile, scappa via urlando “Io non mi faccio mai male. Io non mi faccio mai male. Io non mi faccio mai male”. Trovo sia qualcosa di catartico e meravigliosamente punk nello spirito.
Negli spettacoli dell’epoca questo brano rappresentava una sorta di mantra iniziale. Come ho già avuto occasione di dire, lo spettacolo da cui è nato il disco per me fu qualcosa di emotivamente intensissimo e ogni volta sul palco avevo l’impressione di mettermi totalmente a nudo (a volte anche fisicamente) e di fare a pugni con me stesso senza risparmiare nessun tipo di colpo. Così quel brano, che era spesso il primo in scaletta come lo è nel disco, finì col diventare un modo per dirmi ogni volta “Ok. Ce la posso fare anche oggi” e forse anche per segnare il distacco fra la vita vera e quella in scena.
Quel mantra è stato uno dei pilastri di tanti viaggi lungo mezza Italia fatti in quei due anni e mezzo, diversi dei quali organizzati grazie ai ragazzi di Rock Targato Italia che in quel periodo mi hanno supportato tantissimo e alcuni particolarmente significativi condivisi con Vincenzo Di Pietro che in quel periodo aveva pubblicato un libro molto bello intitolato “Dal Margine” che sembrava sposarsi molto bene con le storie che io raccontavo. Ma in realtà ci sono anche tante altre persone che in quel periodo mi hanno sostenuto o che ho avuto la fortuna di incontrare che meriterebbero di essere menzionate. Fra questi mi fa piacere citare gli SFigher e i loro amici di Parma che mi hanno sempre seguito con grandissimo affetto, oltre a tutti i locali, le librerie e gli spazi che mi hanno ospitato, però davvero non basterebbe un romanzo per raccontare tutti gli incontri, i viaggi e le avventure di quel periodo. Magari però prima o poi racconterò di quella mattinata in cui, con Vincenzo Di Pietro, ci siamo trovati a cercare asparagi nel celebre pineto di cui scrisse Gabriele D’annunzio.